La Cisl di Latina, in occasione del sessantesimo anniversario della scomparsa di Enrico Mattei, ha ricordato il fondatore e presidente dell’Eni, con un evento che si è svolto mercoledì a Borgo Carso, che ha visto la partecipazione di sindacalisti, docenti, esponenti del mondo della cultura. Evento che si è concluso con la proiezione del film di Francesco Rosi “Il caso Mattei”. Al dibattito, moderato dal direttore di Lazio Tv, Egidio Fia, hanno preso parte il Segretario Generale della Cisl di Latina, Roberto Cecere, il docente in ingegneria energetica dell’università La Sapienza, Gianfranco Caruso, il segretario generale Usr Cisl Lazio, Enrico Coppotelli, il segretario confederale nazionale Cisl, Giorgio Graziani. Sono intervenuti inoltre Roberta Malossi, curatrice della mostra “Latina e i Pionieri del nucleare”, e l’autore del libro “Le terme di Fogliano”, Paolo Iannuccelli. In sala anche il viceprefetto di Latina, Francesco Del Pozzone, gli alunni di vari istituti scolastici del capoluogo pontino, e i pionieri che hanno lavorato per l’Eni alla costruzione della prima centrale nucleare in Europa tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60. Roberto Cecere dopo aver ringraziato i partecipanti, ha ricordato la figura di Enrico Mattei, ripercorrendo le tappe che dal rilancio dell’Agip lo portarono a fondare nel 1953 l’Eni, che negli anni sarebbe poi diventato un colosso energetico, con sedi in tutto il mondo. Cecere ha parlato della strategia di Mattei di entrare nel mondo arabo. «Se quella strategia fosse andata oltre e sarebbe diventata un modus operandi nel mondo, non avremmo – ha detto – conosciuto il terrorismo e il fondamentalismo, perché Mattei quando arrivava nei Paesi arabi faceva accordi alla pari. Non era un predatore di energia». Il sindacalista ha sottolineato inoltre la grande attenzione di Mattei verso le maestranze. “Aveva grande rispetto. Se pensiamo a Metanopoli, a San Donato Milanese, ai tanti villaggi che ha costruito per i lavoratori, e le abitazioni che ha dato alle loro famiglie”. Latina è anche la città che ha ospitato la costruzione della prima centrale nucleare in Europa, su impulso proprio di Mattei. “Voleva debellare la dipendenza energetica del nostro Paese – ha detto Cecere – e Mattei scelse di investire sull’atomo a fin di bene, nella stessa direzione di Enrico Fermi; poi l’idea del nucleare tramonterà con il referendum del 1987, ma nel frattempo non è stata indicata una strada alternativa per soddisfare il bisogno di energia che l’Italia necessita”. Cecere ha chiuso il suo intervento con le parole che Mattei pronunciò alla posa della prima pietra della centrale di Latina: “Tutto quello che stiamo realizzando servirà a costruire le conoscenze e le competenze per portare gli italiani più avanti, verso il progresso di questo settore, e verso l’avvenire”. Il professor Caruso ha affermato che “per fortuna la nostra tecnologia, la nostra competenza sull’energia nucleare, non si è fermata, tant’è che le nostre imprese vengono chiamate a lavorare nei Paesi dove queste centrali esistono”. Per il docente universitario, in Italia “ci sono le competenze e l’industria per costruire centrali di quarta generazione”, quello che serve, ha aggiunto, “è informare le persone, diffondere una cultura più ampia sul mondo del nucleare, che possa farci ragionare sui dati oggettivi e non sull’emotività che per lunghi anni ha caratterizzato l’argomento”. Enrico Coppotelli, nel ricordare come il Lazio sia una regione fortemente energivora, con tutte le conseguenze e i rischi che questo comporta, in un momento come questo, per imprese e famiglie, ha evidenziato l’importanza per la storia del Paese di una figura come Mattei “perché ha rappresentato un esempio mirabile di come un popolo come il nostro sia stato nei momenti di difficoltà capace di tirare fuori le migliori condizioni possibili”. Tant’è che Giorgio Graziani ha definito il fondatore dell’Eni “una guida del futuro”, aggiungendo che per superare la crisi che abbiamo di fronte “bisogna mettere insieme le esperienze di ieri e le competenze di domani”. Paolo Iannuccelli, autore de “Le terme di Fogliano”, ha ricordato alcuni episodi che hanno visto intrecciarsi la vita dei lavoratori della centrale di Latina al sogno mancato del capoluogo pontino di avere un impianto termale negli anni in cui c’era il boom del termalismo. Mentre la professoressa Roberta Malossi, ha spiegato il perché della sua mostra socio antropologica “Latina e i Pionieri del nucleare”, in esposizione permanente al Museo della Terra Pontina nel Palazzo dell’ex Opera Nazionale Combattenti. “L’idea – ha detto  – è nata dopo la scomparsa di mio padre, un fisico che ha lavorato alla costruzione della centrale. Ero curiosa di approfondire la storia degli uomini che hanno lavorato a quest’opera. E poi c’è in questa mostra la volontà di non voler dimenticare”.