“Ora è tempo di valorizzare il nostro patrimonio: stop agli speculatori”

L’ On. Raffaele Trano:

Troppo spesso dimentichiamo che nel Sudpontino, nel Golfo di Gaeta in particolare, si vive letteralmente su un enorme pavimento di uno dei più straordinari patrimoni archeologici, storici e culturali dell’intera storia dell’umanità, dalla Preistoria all’epoca Preromana e Romana, passando per il Medioevo, il Rinascimento e il periodo borbonico. E visto che troppo spesso in molti se ne dimenticano, le nostre radici tornano prepotentemente in superficie, appena spostiamo una pietra, per ricordarci chi siamo e da dove veniamo. Ed è un grande onore per me darvi oggi la notizia di una straordinaria scoperta archeologica avvenuta in questi giorni nel territorio del Comune di Gaeta e che segue a breve distanza quella dei Bastioni di via Annunziata sempre a Gaeta, venuti alla luce durante l’escavo in piazza Risorgimento.

Questa volta ci troviamo in località Sant’Angelo, dove addirittura qualche scellerato amministratore locale avrebbe voluto realizzare un impianto per la cremazione dei defunti, e dove sono in corso i lavori di “Potenziamento del metanodotto di derivazione per Gaeta” autorizzati alla compagnia Snam. Ho avuto notizia che nel corso dei vari escavi in svolgimento, sarebbero emersi reperti di epoca addirittura preistorica e preromana oltre che una serie di tombe di varia datazione che potrebbero anche preludere al disvelamento di una vera e propria necropoli. Oltre all’entusiasmo per una tale scoperta, ovviamente la notizia ha suscitato in me anche il sentimento di timore e di urgenza per una immediata e opportuna tutela.

Ho così scritto alla competente soprintendenza archeologica per le province di Frosinone e Latina, per conoscere anzitutto quale tipologie di cautele fossero state prese per la tutela dei luoghi oggetto dello straordinario ritrovamento di cui parliamo, ma più in generale se sia allo studio un piano più generalizzato e diffuso di difesa del territorio, di potenziamento e rilancio della nostra rete museale e delle numerose opere e reperti che non ricevono la giusta valorizzazione, soprattutto in ragione dei numerosi tentativi di aggressione e speculazione edilizia o addirittura di degrado e abbandono.

Penso allo stato di abbandono dell’anfiteatro romano in via Lavanga a Formia, dei mosaici e dei resti attigui alla villa di Mamurra nel parco di Gianola, i criptoportici romani presso la Marina di Castellone, il recente e quasi intatto straordinario ritrovamento del tempio di Ercole a Itri che pare non interessare a nessuno, o addirittura al progetto di realizzare insediamenti industriale accanto ad un’area archeologica nazionale come il teatro di Minturno, mentre abbiamo detto di Gaeta e della folle corsa al cemento e al business.

Insomma è chiaro che non possiamo continuare come fatto sino ad oggi, è necessario pensare a nuovi progetti di tutela e rilancio del nostro patrimonio, e non lasciare nelle grinfie di spietati amministratori o speculatori senza scrupoli, amanti delle colate di cemento, uno degli strumenti più potenti per il futuro sviluppo del nostro territorio, per creare turismo, ricchezza, ma soprattutto bellezza.

Sono stato rassicurato dalla Soprintendenza che ha accolto il mio appello e mi ha risposto facendo sapere che “la situazione è costantemente monitorata da una ditta archeologica con 20 archeologi che hanno documentato tutti i ritrovamenti con scrupolo e perizia”. Inoltre, ho accolto con grande gioia la notizia che l’area oggetto dei ritrovamenti “è stata allargata e gli scavi sono stati approfonditi per permettere di rinvenire tutte le sepolture individuate anche al di fuori della precipua area di intervento”.

Ora però c’è necessità di relazionarsi con il ministero competente e le amministrazioni locali, dalla Regione ai Comuni, per rendere questo territorio, quello che storicamente è sempre stato, ovvero un autentico crocevia che ha attraversato da protagonista tutte le epoche della nostra storia, e che dunque merita la giusta valorizzazione e rilancio.”.

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