Una targa ricorda cosa avvenne nella notte tra il 28 e il 29 Agosto 1857. L’incontro tra Cencio Vendetta e il maresciallo Antonio Generali

Dopo essere evaso dal carcere di Albano, il Vendetta era tornato a Velletri e la notte tra il 28 e il 29 Agosto del 1857, venne sorpreso mentre parlava con Giovanni Cantagalli (un calzolaro di Ferentino che accendeva i lampioni in Via Cannetoli ) dal maresciallo dei Carabinieri Pontifici Antonio Generali. Il loro fu il primo e ultimo incontro faccia a faccia. Erano circa le ventidue quando Generali, avvicinandosi al lampionaro e all’uomo che era con lui per accertarne l’identità, gli chiese chi fosse e l’uomo vibrandogli una mortale coltellata al ventre rispose: “ecco chi so!”

Vendetta sapeva perfettamente chi stava uccidendo perché Cantagalli glielo aveva rivelato, ma non avrebbe mai voltato le spalle all’uomo che aveva promesso e giurato di eliminarlo. Alla luce del lampione il Maresciallo vide per un attimo in faccia lo sconosciuto e mentre si piegava su se stesso gridò: “ Oddio mi ha ferito Vendetta”

Cencio fuggì verso Palazzo Filippi inseguito dal maresciallo ferito e sanguinate che riuscì a sparargli contro un colpo di pistola. Tornato indietro il maresciallo ebbe la forza di portare il Cantagalli in caserma (palazzo Cinelli) per farlo deporre sull’accaduto, essendo l’unico testimone. Antonio Pietromarchi sotto il cui palazzo avvennero di fatti disse di non aver visto e sentito nulla.

Il Cantagalli fu reticente e la sua deposizione era piena di contraddizioni sicuramente per paura di ritorsioni da parte del Vendetta, senza la versione fornita dal Generali morente sarebbe stato impossibile ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Il Maresciallo morì poco dopo nell’infermeria della caserma. Il Parroco di San Michele Arcangelo registrando la morte scrisse: “dalla ferita di un traditore”

Subito il mortale epilogo la polizia perquisì ancora una volta l’abitazione delle Elisei nella speranza di trovare Cencio. Il brigante ricomparve in città a Settembre dello stesso anno ed in Via del Carmine minacciò di morte Cantagalli se avesse parlato contro di lui.

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