La comunità di Cisterna di Latina ha celebrato il 77^ anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo. 

La cerimonia è iniziata in piazza XIX Marzo con il raduno delle autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche e d’armi, le associazioni di volontariato. Il corteo è sfilato lungo Corso della Repubblica fino a piazza Amedeo di Savoia, davanti al monumento ai caduti in guerra. Lì ad attenderlo, il Gonfalone del Comune di Cisterna di Latina, così come specificato da Maurizio Prosperi, cerimoniere di lunga esperienza che si è messo a disposizione volontariamente e gratuitamente dell’amministrazione comunale, per l’organizzazione della commemorazione. 

Il sindaco Valentino Mantini ha deposto la corona di fiori; il presidente della sezione locale dell’Anpi, Gianmarco Tora, ha reso omaggio con un mazzo di fiori. 

“Questa nostra comunità ha conosciuto il significato della guerra – ha detto il sindaco di Cisterna Valentino Mantini -. La nostra popolazione ha subito le privazioni, i sacrifici, i drammi che ogni guerra inevitabilmente porta con sé. Ogni guerra fa scivolare l’uomo nel baratro della follia, causa crimini incancellabili. Papa Francesco ha detto che la guerra distrugge non solo il popolo sconfitto, ma anche il vincitore. Oggi nel mondo ci sono ben 33 guerre, e alcune tra queste sono dimenticate, ma i nostri giovani stanno crescendo sentendo parlare di conflitto e di divisione. 

La cerimonia è proseguita presso la biblioteca del Comune di Cisterna di Latina “Adriana Marsella”, dove Antonio Scarsella ha moderato la presentazione del libro “Favucce e zillini. La guerra a Cisterna di Latina. Storia di una famiglia”, scritto da Loris Fabrizi. 

Dopo l’intervento del presidente del Consiglio comunale Quirino Mancini, la lettura appassionata, tra le altre, dell’assessore alla cultura e vice sindaca Maria Innamorato, e le conclusioni lasciate al sindaco Valentino Mantini, è stato trasmesso il video di un cisternese doc, il professor Antonio Parisella, presidente del Museo storico della Liberazione. Nella sua testimonianza il professor Parisella ha ricordato come “i cisternesi avessero festeggiato la Liberazione altrove perché sfollati, dopo 136 giorni di vita passati nelle grotte sotto palazzo Caetani, privi di ogni cosa, anche dell’acqua, ne morirono a decine”. 

“Il 25 Aprile – ha detto il professor Parisella – è la data che prepara il dopo, che permette di costruire un futuro nella libertà. A noi oggi il compito di trasmettere, tramandare la memoria”. 

E, invece, noi crediamo che gli unici conflitti che dovremmo avere siano quelli interiori, quelli con noi stessi, quelli che ci aiutano a crescere, che ci permettono di migliorare. Perché non può esistere il conflitto tra due uomini, non può esistere il prevaricatore sul prevaricato. Tutti gli uomini sono liberi ed è stata la fine di quella guerra che stiamo celebrando, ad averlo messo nero su bianco con la Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti – ha concluso il sindaco di Cisterna Valentino Mantini -. Questo recita l’articolo 1 della Dichiarazione”.

La cerimonia è proseguita presso la biblioteca del Comune di Cisterna di Latina “Adriana Marsella”, dove Antonio Scarsella ha moderato la presentazione del libro “Favucce e zillini. La guerra a Cisterna di Latina. Storia di una famiglia”, scritto da Loris Fabrizi. 

Dopo l’intervento del presidente del Consiglio comunale Quirino Mancini, la lettura appassionata, tra le altre, dell’assessore alla cultura e vice sindaca Maria Innamorato, e le conclusioni lasciate al sindaco Valentino Mantini, è stato trasmesso il video di un cisternese doc, il professor Antonio Parisella, presidente del Museo storico della Liberazione. Nella sua testimonianza il professor Parisella ha ricordato come “i cisternesi avessero festeggiato la Liberazione altrove perché sfollati, dopo 136 giorni di vita passati nelle grotte sotto palazzo Caetani, privi di ogni cosa, anche dell’acqua, ne morirono a decine”. 

“Il 25 Aprile – ha detto il professor Parisella – è la data che prepara il dopo, che permette di costruire un futuro nella libertà. A noi oggi il compito di trasmettere, di tramandare la memoria”. 

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