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Una strada per ricordare le vittime sul lavoro

Primo Maggio. Difficile festeggiare il lavoro in un periodo come questo. Eppure, ora più che mai, appare necessario farlo.

Tutto diventa più complicato in questi tristi giorni di pandemia. Per tanti lavoratori il futuro è incerto, non sanno se riusciranno a riprendere il lavoro perso, se manterranno ancora quello che hanno, se li aspetta il dramma della disoccupazione. Il dramma – quello familiare, sociale o personale – è dietro l’angolo. È vita, questa?

La nostra Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza, riconosce le sue fondamenta proprio sul lavoro. Festeggiare il lavoro non è, dunque, solo una forma arcaica di “eroizzazione” del lavoratore, ma rinnovare di volta in volta la nostra adesione alla democrazia sempre e comunque.

La battaglia di civiltà, tuttavia, non si esaurisce con l’opportunità di avere un lavoro, bensì si compie nel momento in cui questo lavoro è anche dignitoso e sicuro.

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’INAIL nel corso del 2020 hanno registrato un incremento eccezionale (+16,6%) rispetto a quelle del 2019, influenzato soprattutto dai decessi avvenuti a causa dell’infezione da Covid-19 in ambito lavorativo. Ma a prescindere dalla pandemia, il nostro Paese vanta un numero troppo elevato di “morti bianche”, quelle che rimangono senza responsabili.

Ne è un esempio la storia avvenuta a Fondi il 9 luglio 1982, quando il crollo improvviso del solaio di un capannone in costruzione causò la morte di cinque operai, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, e il ferimento di altri sette. Si trattò di una tragedia che si abbatté sulle famiglie degli operai coinvolti e scosse l’intera città, e che forse non ebbe la giusta attenzione da parte della stampa e dell’opinione pubblica italiana, distratte dall’entusiasmante cammino della nazionale di calcio nei mondiali di Spagna.

A questi operai, che rispondevano ai nomi di Antonio Carnevale, Luigi Mattei, Walter Tenore, Attilio Fantin e Vincenzo Pannozzo, mi piacerebbe intitolare una strada, per ricordare tutte le vittime del lavoro e affinché il triste evento che mise fine alle loro vite sia da monito ad imprenditori e amministratori del futuro.

A tal fine ho presentato una mozione che verrà discussa nel prossimo Consiglio Comunale.











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