LA editoria

Aggressione a Marconi e Marchetti: arrivano le condanne

Il tribunale di Roma ha condannato a 5 anni e mezzo di carcere Vincenzo Nardulli e Giuliano Castellino, due esponenti di primo piano dell’estrema destra romana.

I due avevano aggredito l’anno scorso al Verano nella commemorazione di Acca Larentia il giornalista Federico Marconi, cronista dell’Espresso, e il fotografo Paolo Marchetti.

Sono state riconosciute le richieste del pubblico ministero Eugenio Albamonte che partiva dalle ipotesi di reato di lesioni, rapina aggravata e minacce. 

I giudici ribadiscono il principio e la prassi della libertà di informare senza alcun tipo di ostacoli.

Con questa sentenza i giudici ribadiscono il principio che aggredire i giornalisti e impedire alla stampa di informare l’opinione pubblica equivale ad offendere la democrazia e lo stato di diritto.

Una lezione che Castellino, gridando alla fine della lettura della sentenza “siete una manica di buffoni”, evidentemente non ha ancora appreso.

Segreteria Associazione Stampa Romana

Condanne per l’aggressione ai giornalisti L’Espresso,

Fnsi: «Vittoria della libertà di stampa»


«Le condanne a Vincenzo Nardulli e Giuliano Castellino nell’ambito del processo per l’aggressione ai colleghi dell’Espresso Federico Marconi e Paolo Marchetti del 7 gennaio 2019, durante la commemorazione dei fatti di Acca Larentia, sono una vittoria della libertà di informazione e dell’articolo 21 della Costituzione: chi colpisce un giornalista ferisce il diritto-dovere di tutti i giornalisti ad informare». Lo affermano Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, parte civile nel procedimento.
«Chi pensa di poter zittire con violenze e minacce i cronisti – aggiungono – deve sapere che il sindacato sarà sempre dalla parte di chi con il suo lavoro onora i valori su cui si basa l’ordinamento democratico. Giornalisti e giornaliste che con scrupolo e onestà si fanno carico di garantire ai cittadini il diritto ad essere informati non sono soli. La preoccupante escalation, confermata anche dai dati del Viminale, di atti intimidatori contro gli operatori dell’informazione deve cessare».











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