Latina

Calandrini (FdI): ddl per frenare ‘turismo assistenziale’

Il Senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini ha presentato un disegno di legge per chiedere la modifica dell’articolo 20 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2018, n. 133, in materia di corresponsione di un assegno sociale ai cittadini stranieri.

Il Disegno di Legge è stato sottoscritto anche dai colleghi Senatori di Fratelli d’Italia Luca Ciriani, Stefano Bertacco, Giovanbattista Fazzolari, Daniela Garnero Santanchè, Antonio Iannone, Patrizio Giacomo La Pietra, Giovanni Petrenga, Isabella Rauti, Achille Totaro, Adolfo Uso.

Per il Senatore Calandrini, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio al Senato, è il primo Disegno di Legge presentato in qualità di primo firmatario.

“Frenare il ‘turismo assistenziale’: con questo obiettivo ho presentato un disegno di legge che porti a 20 anni il periodo di soggiorno in Italia necessario affinché anche i cittadini stranieri maturino il diritto all’assegno sociale – dichiara il Senatore Nicola Calandrini -. Il ‘turismo assistenziale’ è un fenomeno che porta cittadini stranieri a venire in Italia per poi presentare una domanda di assegno sociale. Si tratta di una prestazione assistenziale che lo Stato eroga a cittadini italiani e stranieri in condizione di disagio economico. Al momento il requisito per averne diritto è aver soggiornato in Italia per almeno 10 anni continuativi. Ma in tempi di ristrettezze economiche, e per riequilibrare la disparità attualmente presente tra cittadini italiani e stranieri, ritengo doveroso raddoppiare gli anni di soggiorno in Italia necessari per poter richiedere il sussidio”.

“Attualmente usufruiscono di questa misura circa 60mila cittadini stranieri, che dunque percepiscono una pensione assistenziale non coperta da contributi versati in precedenza. Si tratta di persone che spesso sono giunte in Italia in età avanzata, magari per riunirsi al coniuge, ma che non hanno di certo prodotto ricchezza nel nostro paese. Questo tipo di prassi è la ‘legalizzazione’ di uno sperpero di denaro pubblico, che fa in modo che alcuni vivano con i proventi del lavoro degli altri. È per questo – conclude Calandrini – che ritengo giusto stabilire che per avere diritto all’assegno sociale servano 20 anni di soggiorno continuativo in Italia, affinché ci sia un nesso effettivo tra la compartecipazione allo sviluppo della comunità nazionale e il diritto di usufruire dell’assegno previdenziale”.











Ultime Notizie

To Top