Roccagorga

“Ho camminato tra i vicoli latini di G.B. De Bonis

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Sarà presentato sabato 12 ottobre “Vicoli Latini” la seconda raccolta di poesie di G.B. De Bonis. “Mi limiterò a descrivere le sensazioni, le impressioni ed i significati che ho provato e colto camminando tra i vicoli latini di un vero giocoliere delle parole”. Questo il commento dell’assessora Lubiana Restaini. “L’autore ha adottato uno stile figurativo, dove le parole sembrano divenire pennelli che raffigurano ambienti ipnotici – reali e surreali – e vissuti.
Il ritmo è imprevedibile, raggiungendo punte di velocità notevoli come una metropoli nell’ora di punta, per poi rallentare ed assumerne uno lento come in un paese di collina al primo pomeriggio.
Tra queste pagine c’è la vitalità, l’avidità di vita infinita, il desiderio di tornare alla terra e alla spontaneità dei rapporti umani ormai rari, l’esaltazione della natura con la sua forza e fantasia, la necessità e la volontà di riconoscersi uomo tra amori, debolezze, vizi, ricchezze e contraddizioni interiori, tra incontri ed esperienze di donne e di uomini in carne ed ossa.
Le poesie contenute in quest’opera nascono nel microcosmo dell’autore. Leggendole attentamente non appaiono astratte, ma in realtà sono radicate nella quotidianità del poeta, il quale ha voluto coraggiosamente mettersi a nudo. L’autore è capace di catturare sensazioni e pensieri interiori per impreziosire la sua quotidianità, lucciole di cui sembra servirsi per illuminare le zone nascoste e gli angoli più bui di questi piccoli ed angusti vicoli latini.
Quest’opera è ricca ed onesta.
In essa si riesce a percepire la rabbia, a tratti violenta altre volte più sottaciuta, generata dalla consapevolezza dell’inafferrabilità del tempo e del continuo vivere; l’amarezza ironica causata dall’impossibilità di capire completamente la realtà sfuggente; la ribellione contro questo tipo di mondo abitato da questo tipo di uomo dedito quasi totalmente al consumismo e sprovvisto di ogni spirito d’umanità; la malinconia stizzita per non aver vissuto epoche ed ambienti più poveri di elettrodomestici, schermi e suonerie ma più ricche di relazioni umane stimolanti.
G.B. non usa un urlo – come A. Ginsberg -, ma un brusio critico e beffardo contro il mondo odierno che l’autore disapprova.
La poesia di GB è camaleontica, plurima. È il mezzo per esaltare la sua vita zingara tra i viaggi, tra i miti, tra le persone – vecchie e giovani – incontrate e tra gli ambienti da lui vissuti con spirito festoso e conviviale. È un rifugio, una confortevole caverna in cui tornare per riposare e recuperare le energie corporali e spirituali. È l’arma di difesa contro le tragedie, le ingiustizie e le brutture terrene più inaccettabili. è una donna – a sua volta madre, amica, compagna, amante – che gli ha stretto la mano da fanciullo, lo ha guardato negli occhi chiari e curiosi e avvicinandosi all’orecchio del cuore gli ha suggerito: “Continua a camminare, quando è necessario prova anche a correre e combattere e rischiare… come il mare, che non è lago, libero e salato…!”.
Con la curiosità di un bambino e la pazienza di un viandante ho intrapreso questo viaggio intenso, erratico e disorientante”.








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