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Nadia Terranova alla Mondadori ha raccontato sogni, speranze e confessioni di Ida nel suo romanzo “Addio fantasmi”

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È nella dozzina dei finalisti del Premio Strega 2019: “Addio fantasmi”, edito da Einaudi, di Nadia Terranova, rappresenta una delle più interessanti novità editoriali dell’anno. L’autrice, già ospite della Mondadori Bookstore Velletri, è tornata giovedì 2 maggio per presentare il suo ultimo romanzo di fronte ad un nutrito pubblico. Una storia intensa, che nasce in Sicilia, e vive in una casa che ‘parla’ tramite le vicende di chi la abita, essendo vera protagonista e caratterizzata dall’assenza che vivono i personaggi. Ida, una donna che ha perso suo padre, svanito nel nulla, riattraversa la sua storia e il suo passato. Ripercorre i suoi desideri, l’amore, i sogni. Proprio i sogni sono impalpabili, folli, anarchici e non si mettono a posto da soli ma raccontano visioni e ossessioni. Il rapporto con sua madre è di amore/odio, ma la concezione è diversa: l’aiuto che le due donne si forniscono a vicenda, così come le contraddizioni fra loro, fa parte di un amore aggressivo fisiologico e naturale. L’incontro con Nadia Terranova è stato arricchito dalle letture dei membri del circolo dei lettori di “Velletri Libris” e dalle domande di Aurora De Marzi, che ha condotto egregiamente la conversazione con l’autrice. In occasione della presentazione, la scrittrice ha rilasciato un’intervista esclusiva per Mondadori Bookstore Velletri volta ad approfondire alcuni aspetti del romanzo “Addio Fantasmi”.

Nadia Terranova, la prima domanda riguarda la sua presenza nella dozzina dei finalisti del Premio Strega. Gliela avranno posta tante volte, ma che emozione si prova?

Non è per niente scontato descriverlo, è molto emozionante. È un’incognita, quest’anno più del solito, ed è già molto bello essere candidati e selezionati. Per mantenere un sano distacco basta pensare che a giocare è il libro e non l’autore…

Parliamo di “Addio fantasmi”: è suddiviso in tre parti, che titolano “nome”, “corpo” e “voce”. Sono tre parole chiave della storia, che significato hanno nel romanzo e nella divisione?

È una tripartizione classica, perché tutti i romanzi alla fine sono riconducibili a tesi, antitesi e sintesi. In questo caso il “nome” mi sembra essere quello che battezza le cose e manca nella vita di Ida e di Sebastiano. Il “corpo” è ciò che ci portiamo nel mondo, e ciò per il quale Ida si arrovella cercando il padre e non dando il giusto peso al suo. La “voce”, invece, è ciò che ci portiamo dietro degli scomparsi, molto più di un ricordo.

Una curiosità è invece la dedica che ha scritto ad inizio libro: “ai sopravvissuti”. Perché?

Tutti noi siamo sopravvissuti a qualcuno. Il tema del restare in vita dopo una catastrofe, un lutto, una separazione o una tragedia è qualcosa che mi interessa. Mi piace vedere che si può ancora vivere, anzi non soltanto vivere, ma anche essere felici dopo un disastro. La dedica la rivolgo a tutti e anche a me.

Ida deve riattraversare la sua vita e la sua vicenda umana. È più facile scacciare i fantasmi nell’immediato di un atto che ci sconvolge oppure facendo passare del tempo?

Onestamente credo che bisogni far passare del tempo. Quando il dolore brucia divampa, e bisogna lasciarlo libero. La mediazione direi che aiuta, invece.

Rocco Della Corte (Intervista e testo)

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