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Latina – Minacce alla giornalista Graziella Di Mambro, la solidarietà di FNSI e Ordine

«La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti sono vicini a Graziella Di Mambro, minacciata di lesioni per le sue inchieste sugli appalti e la corruzione legata alla gestione dei rifiuti nel basso Lazio e a Minturno. Nelle intercettazioni rese note in questi giorni compaiono frasi dal sapore intimidatorio rivolte contro Graziella Di Mambro accusata di aver disturbato, con le sue inchieste pubblicate da Latina Oggi, i loschi e lucrosi affari che, per andare in porto, avevano
bisogno di buio e silenzio. Nelle stesse intercettazioni compaiono invece i nomi di alcuni cronisti considerati “amici” e su questi sarà l’Ordine a chiedere l’accesso agli atti.
La FNSI e l’Ordine saranno a completa disposizione di Graziella Di Mambro per tutte le iniziative che intenderà promuovere a tutela della sua dignità di donna, di giornalista, di cittadina impegnata quotidianamente contro le mafie e la corruzione. Alle colleghe e ai colleghi chiediamo invece di riprendere le inchieste che hanno dato fastidio ai corrotti, di ripubblicarle, di amplificarle e di illuminare i covi dai quali sono
partite le minacce»

Se oggi sono innamorato di questo lavoro lo devo anche a Graziella Di Mambro. Lavoravo come collaboratore per Latina Oggi e affrontavo la cronaca con superficialità, fuggivo da quel giornalismo che mi spaventava, che mi faceva vedere i colleghi, come degli esseri insensibili. Poi quando meno te lo aspetti, il caso, mi porto per primo sul luogo di un duplice omicidio, erano da poco passate le 22, chiamai la redazione, li informai e continuavo a ripetere “Non ci sono forze dell’ordine, solo i vigili del fuoco, alcuni curiosi, sembrerebbe che abbiano trovato un anziano a terra che non si vedeva in giro da un paio di giorni”. Non vedevo l’ora di andare via, poi cominciarono ad arrivare colleghi, le “penne pesanti” anche del giornale per cui lavoravo, mi sentivo sempre più leggero, toccava a loro, io non ero portato, potevo tornare a casa, ma non andai via, Ciccio (Giuseppe Bianchi) mi si portava dietro, parlava con passanti, con tutti quelli che uscivano dal palazzo e con le forze dell’ordine, chiamava la redazione e aggiornava i colleghi che stavano smontando il giornale, all’interno dell’abitazione i cadaveri erano due, madre e figlia. D’improvviso squilla il mio telefono: “2000 battute, raccontami tutto”, io incredulo: “ma chi sei? qui c’è Ciccio che sta aggiornando la redazione”. “Sono Graziella, voglio sapere tutto di queste due donne, dopo i vigili del fuoco sul posto c’eri tu, ancor prima di carabinieri e polizia, detta e io scrivo, forza, sei un giornalista, fai il tuo lavoro”Un brivido su tutto il corpo, mi allontanai per non farmi sentire dai colleghi di altre testate chiusi gli occhi e cominciai a raccontare della mamma, della figlia, del luogo del delitto, un fiume in piena, intanto sentivo le dita di Graziella sulla tastiera, che in un certo senso mi rassicuravano. “Ok va bene così, basta” riattaccai e tornai tra i “giornalisti” fiero e consapevole di esser riuscito a fare un pezzo di cronaca nera. Addirittura il giorno dopo mi sono calato sul letto di un canale a fotografare l’arma del delitto, anche se  mi notò un carabiniere e mi sequestrò la macchina fotografica, io lo guardai e senza timore gli dissi “Maresciallo ma poi me la ridà?”. Senza Graziella non mi sarei mai innamorato di questo lavoro e io sto con lei, sempre, soprattutto oggi.

Daniele Ronci











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