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Regione Lazio – Stampa Romana, Pappagallo in audizione alla Pisana

Il segretario del sindacato dei giornalisti del Lazio parla di crisi epocale, ma anche di quattro esempi di successo: La7, Il Fatto, Fanpage e Huffington post

“Tagli dei posti di lavoro, riduzione degli stipendi, profitti dimezzati. Carta stampata, radio, tv, l’informazione online: tutti i settori dell’informazione arretrano nella crisi epocale che ha colpito l’editoria e il mercato del lavoro giornalistico, ma s’intravede qualche luce di ottimismo”. Così Lazzaro Pappagallo, segretario dell’Associazione stampa romana, articolazione territoriale del Lazio del sindacato dei giornalisti, in audizione nella terza commissione consiliare permanente, Vigilanza sul pluralismo dell’informazione, presieduta da Davide Barillari (M5s). Presenti i consiglieri Rodolfo Lena (Pd) e Marta Bonafoni (Lista Zingaretti), nel corso dell’incontro è intervenuto anche il presidente del Corecom, Michele Petrucci.

“Roma è la seconda città industriale italiana dopo Milano – ha detto Pappagallo per inquadrare il panorama dell’editoria laziale – Sede di quotidiani come Repubblica, Il Messaggero, Il Fatto, e delle redazioni televisive di Rai e Mediaset, con settecento giornalisti con rapporti di lavoro ex articolo uno del contratto giornalistico nelle agenzie di stampa. Sede di poteri pubblici, quindi di uffici stampa ai quali si aggiungono gli uffici stampa privati. Tutti settori che però arretrano.”

Pappagallo si è soffermato sul caso delle ultime ore, la chiusura del sito dello storico settimanale d’inchiesta l’Espresso e i contratti di solidarietà a Repubblica e all’Espresso. “Gli azionisti del gruppo editoriale Gedi – ha proseguito Pappagallo in proposito – hanno deciso di presidiare i rispettivi mercati di riferimento tagliando le retribuzioni, tagliando il lavoro, addirittura chiudendo la vetrina e la visibilità del sito. Eppure, l’avventura di Gedi era stata descritta come una fusione doverosa, perché, solo facendo massa critica e mettendo insieme due storie importanti e convergenti, si poteva salvare la dorsale dell’informazione italiana cartacea. Invece, ecco i risultati, a distanza di due anni. Dove sono gli editori?”.

Eppure, per Pappagallo gli elementi di speranza ci sono e cita quattro case history da prendere ad esempio. Il caso de La7, un’emittente che era sempre in passivo, finché è arrivato il nuovo editore Urbano Cairo che l’ha trasformata in una tv fortemente incentrata sull’informazione giornalistica, “a dimostrazione del fatto che il giornalismo televisivo può diventare un elemento di business”. Altre case history positive che Pappagallo ha voluto ricordare: Il Fatto quotidiano; Fanpage; Huffington post. “Queste sono azioni concrete che altri dovrebbero prendere come esempio”, ha detto in proposito Pappagallo, il quale ha aggiunto che “ci vorrebbe una forte iniziativa pubblica a sostegno del settore, altrimenti non è scontato che tutta l’architettura degli istituti della categoria – sindacato, Inpgi, Ordine, Casagit – possa sopravvivere”.

E proprio sulla situazione del sindacato, Pappagallo ha riferito del calo degli iscritti (oggi circa 3000 nel Lazio), dello scarso appeal che il sindacato tradizionale ha sui giovani non garantiti, mentre maggior successo hanno le nuove iniziative di Stampa Romana, soprattutto nel campo della formazione sulle nuove tecnologie e sui nuovi media.

“E’ apprezzabile questo approccio e che ci sia chi fa un business profittevole, guardando al futuro e rimettendosi in gioco”, ha commentato il presidente Barillari, il quale a proposito dei contributi pubblici ha ricordato i bandi della Regione e la posizione del governo nazionale, espressa dal sottosegretario Vito Crimi: “Il modello da seguire – ha spiegato a proposito Barillari – è quello che prevede di indirizzare i finanziamenti ai cittadini, anziché agli editori, per esempio per consentire tagli agli abbonamenti”. Su questo, però, Pappagallo mette in guardia: “Se mancano i contributi pubblici, la prima cosa che fanno gli editori è tagliare l’occupazione”.











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